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Il “Digital Market Act” in breve

Lo abbiamo letto ovunque: la bozza del Digital Market Act è stata approvata. Vediamo assieme, in maniera sintetica, i punti salienti.

L’Unione Europea è particolarmente impegnata nel creare delle rotaie in cui il treno superveloce delle Big Tech potrà in futuro muoversi. L’obiettivo è quello di creare un mercato più equo, più aperto alla concorrenza e più trasparente nei confronti dei consumatori.

Chi è soggetto a questa normativa?

Piattaforme social media e di messaging, browser e il mondo degli assistenti virtuali. Ma non tutti, solo quelli che possono essere considerati gatekeeper, ovvero quelle aziende che hanno:

  • Capitalizzazione di mercato che supera i 65 miliardi di Euro
  • Fatturato in Europa che supera i 7,5 miliardi di Euro
  • Almeno 45.000 end users attivi mensili
  • Almeno 10.000 business users attivi

Il tracciamento dei dati cambia

Se la normativa verrà approvata, le aziende gatekeeper dovranno chiedere esplicito consenso agli utenti per tracciare i loro dati e condividerli con altre piattaforme, anche quando le stesse sono proprietà della medesima azienda (es: Facebook non potrà usare i dati di Instagram se l’utente non avrà dato il consenso pur essendo entrambe piattaforme che fanno capo a Meta).

A livello pubblicitario, questo rappresenta inevitabilmente un enorme passo indietro.

Il consenso per utilizzare i dati potrà essere chiesto solo una volta l’anno, diventando quindi una richiesta meno invadente e pressante nei confronti del consumatore.

 

 

Installazione di app di terze parti

Attualmente, alcune app non possono essere installate in determinati sistemi operativi. Allo stesso modo, alcune società favoriscono i propri servizi a discapito di quelli della concorrenza. L’Unione Europea vuole intervenire su questo aspetto per fare in modo che anche altre aziende abbiano accesso a questi ecosistemi cosi da annullare qualsiasi tipo di disparità.

Questo ragionamento però si applica non ai servizi considerati core, ma solo a quelli supplementari. Come identificare i primi e distinguerli dai secondi è una questione ancora aperta di cui ancora si discute pienamente.

 

Stop ai servizi in bundling

Legato al punto precedente, un altro aspetto è che sarà proibita la preinstallazione di app e servizi sui device del consumatore (pensate a quante cose trovate già nel vostro smartphone al primo avvio). Sarà quindi ognuno di noi a poter decidere cosa installare o meno sul proprio dispositivo.

 

Basta al self preferencing

Apriamo assieme Amazon e cerchiamo un qualsiasi prodotto. Cosa troveremo in cima alla lista dei risultati? Molto probabilmente un prodotto Amazon Basic.

Per gli utenti business, la bella notizia è anche un’altra: riceveranno molti più dati rispetto a quelli che finora aziende come Amazon hanno condiviso. Un bel passo avanti verso una migliore analisi dei propri clienti.

 

Interoperabilità dei servizi di messaggistica

Per evitare di incanalare gli utenti in un unico sistema in modo errato e, ancora una volta, favorire un terreno fertile per la concorrenza, dovrà essere reso possibile all’utente di scambiare file tra piattaforme, anche quando quest’ultime sono criptate.

 

Finalmente l’unsuscribe sarà semplice

Le piattaforme dovranno garantire che la disiscrizione al servizio sia tanto facile quanto l’iscrizione fatta al servizio stesso.

Nei prossimi mesi e anni vedremo come evolverà la battaglia della legislazione nei confronti delle grandi aziende tecnologiche.

 

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